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Il "Cratere" di Napoli nel mio romanzo

I luoghi di “Il Tesoro della Certosa”

Scopriamo insieme ed approfondiamo alcuni dettagli del mio primo romanzo, iniziando dall’ambientazione e più precisamente dai luoghi.


Il Golfo "cratere" di Napoli nel 1764

Più volte cito nel romanzo il termine “cratere” per indicare il Golfo di Napoli.


Da dove viene il termine?

Questa espressione era tornata particolarmente in uso nel ‘600, epoca in cui è ambientata la storia, per indicare l’intera area del golfo partenopeo che i nostri protagonisti attraversano nei loro spostamenti tra Napoli e Capri.

Il termine è di origine romana, Crater Sinus, cioè baia del cratere, risalente probabilmente ad un’analoga definizione ellenistica. Crater corrisponde infatti al termine κρατήρ con cui i greci chiamavano il vaso in cui erano soliti mescolare il vino con acqua e spezie, la cui bocca tondeggiante richiama nel nostro caso, badate bene, non il cratere del Vesuvio, ma l’intera caldera del Golfo di Napoli.

Infatti, lo stesso comprensorio dei Campi Flegrei, a nord di Napoli e del Golfo, formatosi circa 15.000 anni fa con l’eruzione cd. del Tufo giallo napoletano, (un deposito di ceneri solidificate che caratterizza buona parte dell’area campana circostante), nacque all'interno di un altro, molto più grande, formatosi 39.000 anni fa a seguito dell'eruzione cd. dell'Ignimbrite campana (o del tufo grigio), i cui resti rappresentano appunto l'attuale intero Golfo di Napoli.

Sai cosa comprende geograficamente?

Il termine identifica l’area che va da capo Miseno fino al promontorio di Minerva o punta Campanella, estrema propaggine laterale dell'Appennino Campano, con la costa profondamente incavata al centro, dove ha sede la città di Napoli con le sue colline e si erge 'o gigante da Muntagna cioè il Vesuvio, e completata, nella sua forma a coppa, dalle isole adiacenti: da un lato a nord quelle di Ischia e Procida presso il capo Miseno, di origine vulcanica come gli adiacenti Campi Flegrei; a sud l’isola di Capri, con le sue rocce calcaree, evidente prolungamento del giogo appenninico che termina al capo Campanella.

Era anche detto Sinus Cumanus, Sinus Puteolanus o Sinus Baianus in riferimento alle principali città che nell’antichità avevano rapporti con Roma, con i porti di Miseno e Puteoli.


I suoi confini

A nord troviamo il Sinus Baianus, propriamente detto, con Baia oggi nota per i suoi ritrovamenti archeologici subacquei ; a sud l’altra grande baia, più estesa di quella di Napoli ma meno profonda e nota agli antichi col nome di golfo di Posidonia o Paestum (Sinus Posidoniates o Paestana secondo Strabone e Plinio); a est l'agro campano o Campania felix; a ovest il Mare Nostrum dei primi romani, cioè il Mar Tirreno.


Frontespizio della Mappa del Parrino

Ti piace qualche citazione?

Cicerone, parlando del golfo di Napoli, lo definisce crater ille delicatus (Epistulae ad Atticum II 8, 2).

Tacito lo chiama pulcherrimus Sinus, nonostante fosse ancora scosso dalla devastazione causata dall’eruzione vesuviana del 79 d.C.

Ai tempi della nostra storia Jean Jacques Bouchard, uno dei primi e rari visitatori dell’Isola di Capri di quei tempi, nella sua Relazione di viaggio del 1632, lo definisce una coppe parfaitement rond, colpito proprio dalla forma e dall’armonia delle proporzioni del golfo.


Era tutto il detto Cratero adorno già delle più belle, e vaghe Città, superbi Edificj, Castelli, Ville, Palaggi, Teatri, e Moli, che si potessero mai vedere, di maniera tale, che da Cuma fino à Pozzuoli, e da Posillipo fino à Capri sembrava una continua Città, dicendo Strabone : Ut unius Urbis praeseferat aspectum.” (Domenico Antonio Parrino, 1700)


Sono notizie che ho approfondito documentandomi per la stesura del mio romanzo. Se le hai apprezzate e vuoi conoscerne altre, leggi il mio romanzo non appena sarà pubblicato e seguimi iscrivendoti alla mia newsletter.



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