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La bimba e i marinai

Una foto, una storia! Una bimba e i marinai US Navy a Napoli nel 1648.

Una bimba con due marinai US Navy a Napoli nel 1948
Una bimba con due marinai US Navy a Napoli nel 1948

Si potrebbe trovare spunto per scrivere un romanzo da questa foto, presa dal web.

Siamo nel 1948, sono passati tre anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e l’Italia è ancora sotto la stretta custodia degli Alleati. Ai tavolini di un bar nella Galleria Umberto I di Napoli, due marinai della US Navy stanno sorbendo in assoluto relax una birra e una bibita, forse una gassosa, all'epoca dalle nostre parti la più diffusa soft drink prima dell'avvento della coca-cola.

C’è gente in Galleria. Dev’essere una giornata di primavera, i tavolini, molti dei quali in vimini, sono pieni e in tanti passeggiano per quello che è uno dei “salotti” più prestigiosi della città.

Sul tavolino campeggiano anche una macchina fotografica analogica, a focale fissa che oggi definiremmo compatta, forse un Agfa e un posacenere marcato rigorosamente “Martini”.

La bimba si avvicina tra i tavolini, incerta, a questi due giovanottoni nella loro candida divisa e col cappellino in testa. Lei veste un abitino dentro il quale ci sta crescendo.

La didascalia in calce alla foto dice che la bimba sta vendendo sigarette di contrabbando del mercato nero. Non è vero. Forse è un messaggio indiretto per svilire ancora l’alleato, perché in realtà lei non ha alcun pacchetto di sigarette in mano. Anche a quel tempo, evidentemente, la propaganda svolgeva i suoi precisi compiti. Piuttosto, in mano la bimba, cinque o sei anni, con il suo tenero boccolo che le campeggia sulla fronte, regge timidamente un foglietto, su cui forse una madre o un fratello più grande ha scritto qualche parola in inglese con cui farsi capire da quegli stranieri. Forse per chiedere loro qualche spicciolo d’elemosina. La carità.

Ciò che colpisce sono le espressioni delle persone che animano lo scatto.

Lo sguardo implorante della bimba svela la sua condizione, sentita, di inferiorità, il rispetto intimidito per quelle uniformi, il timore di non farsi capire e di non riuscire ad ottenere neanche un centesimo. In quegli occhi c’è fame, implorazione, angoscia, quasi paura che a guardarli intensamente ti danno una stretta allo stomaco e fanno spuntare una lacrima di commozione.

Il marinaio di spalle la guarda, anzi sembra che la fissi, forse impassibile, rigido. Fa finta di non capire? L’altro invece ha la faccia contrita, un sorriso strano sul volto, fissa qualcosa nel vuoto, forse è più sensibile a quella scena che chissà quante volte ha già visto in quella città, ma alla fine resta girato, comunque indifferente.

Di fronte, ad un altro tavolino, il signore con i baffi guarda il fotografo. E si, perché a quel tavolino c’è un'altra persona, ce lo dice il terzo bicchiere sul tavolo, e probabilmente anche lui è un marinaio americano. Anche negli occhi di quell’uomo c’è qualcosa, forse un senso di ostilità verso quei liberatori che stanno trattando quella bimba con sufficienza e la usano per un souvenir da inviare a casa.

Questa bimba oggi dovrebbe avere un’ottantina d’anni. Forse è nonna.

Fate vedere questa foto ai vostri bambini e commentatela con loro. Non voglio dirvi cosa dirgli, forse faranno da soli le loro considerazioni, ma provate a scoprire con loro, perché la gran parte di noi non ne ha idea, cos’è una guerra, cos’è la fame, cos’è la povertà, cos’è l’umiliazione.

E questa bimba era a casa sua, nella sua città!

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